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sulla possibilità di realizzare l’opera sarà un ex militare: un siluro studiato per scopi bellici e ora adeguato e riutilizzato per obiettivi più nobili. A iniziare dallo studio della morfologia del fondo marino. Un esame fondamentale per valutare se, come e dove realizzare l’opera. Un lavoro imponente che vale diciotto milioni di euro e che dall’estate scorsa sta portando avanti una società olandese, la Fugro, specializzata nel campo delle indagini geologiche e sottomarine. Ieri la nave Geoprospector ha fatto uno scalo tecnico a Cagliari, dove si è fatto il punto sull’attività compiuta nel tratto di mare tra la Sardegna e l’Algeria. Il mezzo della Fugro è stato raggiunto, sempre ieri nel porto di Cagliari, anche da altre due navi, la Bucentaur e la Fugro Commander, che si occuperanno di effettuare i carotaggi sul fondo marino. L’indagine. Negli ultimi mesi, la Geoprospector ha battuto pezzo per pezzo il tratto di mare tra la Sardegna e l’Algeria. La nave della Fugro ha dovuto affronta- Si sono concluse le indagini sottomarine nel tratto tra l’Algeria e la Sardegna. Ora, si prosegue nel Mar Tirreno. Confrontandosi nel mare anche con onde alte otto metri nel corso delle gelide notti invernali per seguire dall’alto il lavoro effettuato in profondità da un robot sottomarino lungo una decina di metri. Il siluro è capace di stare 60 ore sott’acqua, percorrere cento chilometri al giorno e raccogliere un numero enorme di dati che ora serviranno per definire e predisporre il progetto definitivo del gasdotto. «Il nostro robot è in grado di effettuare indagini fino a tremila metri di profondità, rilevando non solo la morfologia del fondo marino, ma fornendo anche una sezione del terreno», ha spiegato il Project manager Giancarlo Cristofalo. I dati immagazzinati dal robot vengono poi rielaborati direttamente a bordo della nave e valutati insieme ai tecnici di Galsi, il consorzio (del quale fanno parte Sonatrach, Edison, Enel, Sfirs ed Hera, dopo l’uscita di scena della tedesca Wintershall) che sta portando avanti il progetto per la realizzazione del metanodotto, previsto anche dal recente accordo firmato lo scorso 14 novembre durante il vertice tra Italia e Algeria ad Alghero. Tutte le informazioni fornite da Fugro serviranno dunque per definire il tracciato migliore, capire dove fissare il cavo al terreno, dove sistemare le curvature e come programmare le stazioni di pompaggio. I Rilievi. Nel tratto tra Algeria e Sardegna, peraltro, la morfologia delle profondità sottomarine non è più un segreto. I tecnici olandesi hanno individuato avvallamenti, montagne sottomarine, crateri di fango, vulcani spenti e una striscia lunga decine e decine di chilometri a una profondità di 2.850 metri, il record per quanto riguarda un gasdotto. Quello sardo-algerino, infatti, sarà il metanodotto che raggiungerà la profondità massima tra tutti quelli realizzati fino ad ora. E se il tratto tra l’isola e il Nord Africa è stato già scandagliato, ora i tecnici della Fugro si dovranno cimentare anche nell’area di mare compresa tra Olbia e Piombino. «In quel tratto la profondità massima sarà di 1.300 metri, ma il tratto è molto più tortuoso: sono presenti maggiori pendenze», ha spiegato ancora Cristofalo. Inoltre, saranno rilevati anche i possibili incroci con cavi utilizzati per energia e telecomunicazioni (fibre ottiche). In ogni caso, il passaggio del gasdotto attraverso la Corsica, di cui si è parlato nei mesi scorsi a margine di un incontro tra i governi italiano e francese, per ora non è altro che un’ipotesi, hanno confermato ieri i manager di Galsi: «Non abbiamo ricevuto alcuna indicazione». I Tempi. I lavori, dunque, procedono, ma i sardi non potranno utilizzare il gas metano prima del 2012. I toni trionfalistici dei vertici regionali, che negli anni scorsi annunciavano l’arrivo del gasdotto nel 2009, hanno lasciato spazio al pragmatismo dei tecnici. La fine delle indagini sottomarine è prevista per aprile. Nel frattempo, i vertici del Consorzio hanno iniziato a chiedere le autorizzazioni necessarie: la valutazione d’impatto ambientale, i via libera amministrativi e così via. Autorizzazioni che serviranno anche per i circa trecento chilometri che il gasdotto percorrerà sulla terraferma sarda, in un percorso che è oggi allo studio (i rilievi sono appena iniziati nelle aree vicine ai punti d’approdo - da definire ancora quello gallurese, in territorio di Golfo Aranci oppure di Olbia). Solo quando si avranno in mano tutte le autorizzazioni, a metà del 2009, si prenderà la decisione finale sulla realizzazione dell’opera. Ecco, perché la fase attuale sarà fondamentale per sapere se nella prossima estate inizieranno i lavori per la posa del tubo che porterà il metano in Sardegna. Giuseppe Deiana |